Coccinema

"Omicidi, crimini, povertà. Queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con cinquecento canali, il nome d'un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra, poche calorie."
venerdì, 23 maggio 2008

Visioni successive – I segreti svelati

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Uno dei tanti meriti del bellissimo terzo episodio delle avventure di Indiana Jones è rivelare alcuni dei segreti che alimentano il mito del professore: la cicatrice sul mento, l’amore per la frusta (che non c’entra niente con una presunta passione per pratiche erotiche sadomasochiste anche se la usa per accalappiare le femmine come fa con Willie ne “Il tempio maledetto”), il segreto che si cela dietro il suo nome, il rapporto complicato con il padre. È proprio l’introduzione del prof. Henry Jones con il volto di Sean Connery a rappresentare la svolta del film: il duetto con Harrison Ford è strepitoso, aiutato da una sceneggiatura su cui misero le mani in molti, tra cui l’autore Tom Stoppard.

Il film è un continuo di battute, scene divertenti, tanto da sembrare una commedia intervallata da scene da azione. La gioia ed il sorriso sono sempre stati alcuni dei marchi di fabbrica della serie. Qui si ride, ci si appassiona, si vibra, per tutto il tempo della proiezione: la scena dei biglietti sul Graf Zeppelin II con Indy che scaraventa fuori dal dirigibile il nazista esclamando “niente biglietto”; la battaglia contro i caccia nemici in cui Connery/Jones auto - mitraglia il proprio aereo ed incolpa i tedeschi; la scena dell’autografo di Hitler (che tra l’altro firma con la destra mentre è notorio che il dittatore fosse mancino), la boutade sulle doti di Marcus Brody di saper trovare da solo il Graal subito seguita dal rettore che si è già perso in Turchia e chiede disperatamente “C'è qualcuno che parla la mia lingua? O almeno il greco antico?”. La lista è lunghissima e sicuramente ognuno ha i suoi momenti preferiti. È un film a cui non manca nulla, solo di finire troppo presto: si potrebbe andare avanti per ore e ore.

 

Ora vi lascio con un trailer de “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” ricordando che in basso potete leggerne qualcosa in anteprima...

 

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categoria: indiana jones, harrison ford, indiana jones e lultima crociata


giovedì, 22 maggio 2008

Visioni successive – Voglio essere Indiana Jones

predatIl mio problema con “I Predatori dell’Arca perduta” è: cosa scrivere di uno di quei 4 o 5 titoli che amo di più in assoluto? Come raccontare un film che è avventura allo stato puro ma non quel surrogato che abbiamo oggi, pieno di effetti su uno schermo verde e pallottole da schivare; mi riferisco all’avventura leggendaria dei tempi eroici del cinema, quella cresciuta e maturata con paladini come Errol Flynn, quella fanciullesca e gioiosa avventura che fa amare “I 3 moschettieri” o “Scaramouche” di Sidney e non capisci perché: sono sempre duelli di spada, una volta su un tavolo, un’altra in bilico sulle scale, eppure ti divertono, ti conquistano. Perchè?

A saperlo avrei fatto i soldi scrivendo sceneggiature o girando i film e non starei qui scribacchiando delle avventure di Indiana Jones, uno che è entrato nell’immaginario collettivo proprio come D’Artagnan, uno che quando lo vedi o qualcuno pronuncia o scrive il suo nome ti torna in mente il tema di John Williams ed inizi a fischiettarlo, e che è figo anche quando fa una stronzata, come quando soppesa con gli occhi un antico idolo, riempie di terra un sacchetto per rimpiazzarlo per non fare scattare la trappola e invece il dispositivo scatta lo stesso, costringendolo a fuggire evitando frecce, pietre rotolanti che lo inseguono fino all’uscita, un pezzo di cinema che andrebbe elogiato solo per aver dato vita ad una sequela interminabile di citazioni tra cui quella mitica de I Simpsons, quando Bart/Indiana ruba il barattolo con le monetine di Homer, il quale gli corre dietro infuriato fino a rotolare lungo le scale. Dopo tutto questo, ed un’altra fuga a perdifiato nella foresta per sfuggire a degli indigeni incazzatissimi, è passato solo un quarto d’ora di pellicola, il film è tutto davanti, Indy deve ancora attraversare l’oceano per tornare a casa, ripartire per il Nepal e da lì raggiungere l’Egitto, scavare una buca nel deserto per recuperare l’arca, farsela rubare, distruggere un accampamento nazista (siamo in Egitto, nel 1938 ma ti pare che gli inglesi facevano andare in giro interi pattugliamenti nazisti?), arrivare a Cipro, salvarsi dal rituale magico per risvegliare il potere di Dio dalle sabbie che si nascondono dentro l’antico manufatto. E pensare che molti, per aver scritto e diretto molto meno, passano per dei geni del cinema contemporaneo mentre altri ancora si lamentano perchè vivono al Tiburtino e vanno a lavorare a Boccea...

Oltre a lasciarti ancora col fiato sospeso a 27 anni dall’uscita al cinema, A guardarlo oggi devi riflettere sul fatto che dentro ci sono George Lucas – che generalmente è un incapace-fabbrica-soldi ma che due o tre idee buone le ha avute e sono 30 anni che ci campa – e Steven Spielberg (probabilmente il migliore regista di intrattenimento dell’universo intiero fino a quando ha voluto dimostrare di essere figo anche a fare le cose tecnicamente perfette per raccontare storie di senso compiuto e magari impegnate) e Harrison Ford, che se dovessero dare una faccia al Dio del cinema potrebbero scegliere fra la sua e poche altre.

Che dire del fatto che mentre scrivo questo pezzo il mio computer sembra indiavolato, sono due volte che si resetta da solo e non riesco a finirlo? Che dietro tutto questo ci siano Belloq, Toht o l’Arca perduta? Che sia costretto ad andare da Sellah per risolvere il problema? E la frusta? Non ho scritto niente della frusta e del cappello!!!

Avete capito, ora, il potere de “I predatori dell’Arca perduta”? Se vuoi rendere il mondo un posto migliore, inizia con il farlo vedere ad un amico/amica che non lo ha mai visto, e poi ne riparliamo. Entro 5 anni niente più guerre...

Concludo ricordando che sotto c’è la recensione (chiamiamola così ma non è una recensione) di “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” e che

To be continued...

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categoria: indiana jones, i predatori dell’arca perduta


martedì, 20 maggio 2008

Prima visione – Indiana Jones e la ricerca del tempo perduto

indiana-jones-4-posterFin dal momento in cui il logo della Paramount sfuma nella sagoma di una montagnola di terriccio costruita da una talpa (o un termitaio? boh...) capiamo che Indiana è tornato. Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo è intriso di storie predatoriamente e maledettamente “Indiana Jones” e, di rimbalzo, del suo padre genetico, George Lucas. Infatti, l’apertura è all’insegna di una folle corsa nel deserto del Nevada tra giovani che guidano rumorose auto rigorosamente fine anni Cinquanta che fanno tanto “American Graffiti”. Poi, qua e là durante le due ore di proiezione, ritroviamo, come tanti amici che non vedevano da tempo, i marchi di fabbrica che hanno fatto dell’archeologo con la frusta un eroe del pubblico del grande – e ormai piccolo – schermo: furiose scazzottate con colossi dal ghigno crudele che vogliono staccare la testa di Indy dal collo; folli inseguimenti su automobili, camion e carri armati; duelli cappa e spada; misteri da risolvere; cartine geografiche che aiutano a comprendere il percorso della storia; la celebre sagoma dell’archeologo che proietta la sua ombra sulle pareti di grotte o laboratori misteriosi; torna perfino l’Arca dell’Alleanza, ancora nascosta in quel magazzino che concludeva le avventure a perdifiato de “I predatori”, 21 anni “cinematografici” prima di questo episodio che apre nel 1957.

In questo, Spielberg e Lucas hanno voluto mettere in chiaro le cose: di anni “veri” dal primo episodio ne sono passati 27 ma l’amore per l’avventura è sempre lo stesso, anche se i tempi sono cambiati e, soprattutto, il cinema è cambiato.

Così gli effetti speciali vengono in aiuto di Indiana e i suoi amici (tra cui il ritorno di Karen Allen/Marion Ravenwood), regalandoci delle scene mozzafiato al livello di altri momenti simili dei primi tre film: duelli di spada in bilico tra due jeep nella foresta amazzonica, folli corse sulle moto, misteri da risolvere. Tutto questo non manca. Manca, forse, la forza di un genere che è invecchiato dall’ultima volta che Indiana ha impugnato la frusta e indossato il suo cappello: duelli ed inseguimenti che rincorrono la Grande Storia sono stati sfibrati da film in serie che hanno seguito il successo di Indiana; perfino Nicolas Cage si è finto esperto di storia e archeologia malgrado la sua faccia da ebete e, in quanto a enigmi ed indovinelli da risolvere, c’ha pensato “Il codice da Vinci” a farne svanire il fascino e a farceli venire ad uggia.

Resta così una parte centrale molto statica e che induce lo sbadiglio, con vicende difficili da seguire.

Però, il DNA dell’avventura c’è ancora tutto, eccome. Così come le gag divertenti che continuano ad abbondare, mentre Shia Labeouf gioca a fare Marlon Brando con molta auto – ironia; invece, alcuni allestimenti scenografici hanno degli echi così forzati da far balzare agli occhi la loro falsità. Una cosa che mi capita spesso, ultimamente, guardando i film di Spielberg.

Non manca la battuta da consegnare ai posteri, quando Indiana, in sella ad una motocicletta lanciata nel bel mezzo del Marshall College, grida ad uno studente: “Se vuoi diventare un bravo archeologo devi uscire dalla biblioteca”. Pollice alzato anche per una splendida Cate Blanchett dagli occhi spietati e le labbra tanto velenose per quanto sono affascinanti.

I grandi appassionati di Indiana non si spaventeranno certo per le note dolenti di questo film: poter incontrare di nuovo un vecchio amico val bene sopportare i tanti noiosi aneddoti che ci potrà raccontare. Indy is back, è questo quello che conta

 

postato da steutd alle ore 23:39 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: indiana jones, spielberg, harrison ford


martedì, 20 maggio 2008

Visioni successive – Indy scopre il lato oscuro

indiana attesa 2Per avvicinarci a “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” niente di meglio che riscoprire la trilogia degli anni Ottanta dell’archeologo con la frusta. “Indiana Jones e il tempio maledetto” è il prequel de “I predatori dell’arca perduta” anche se temporalmente ne segue l’uscita di tre anni. Il successo planetario del primo episodio suggerì all’accoppiata Spielberg – Lucas di tentare ancora la sorte e mettere in scena un bis. Erano gli anni Ottanta e, ieri come oggi, un secondo tentativo non si negava a nessuno, tanto meno ad una pellicola che aveva sbancato i botteghini di tutto il mondo raggiungendo la ragguardevole cifra di 384 milioni di dollari. Così nacque l’idea del prequel rispetto alle avventure de “I predatori”. Siamo nel 1935, a Shanghai, e il film si apre con una sequenza di ballo e canto nel “Club Obi Wan” (divertente, vero, mr. Lucas?) dove il professor Jones sta portando a termine uno scambio con un pericoloso esponente della mafia locale. Da questo momento, come già ne “I predatori”, si apre una lunga sequenza di azione che si concluderà con i nostri protagonisti che saltano nel vuoto da un aereo in avaria, protetti solamente da un canotto. È dei momenti assolutamente estatici del film che, sebbene non abbia del tutto la freschezza scanzonata del primo capitolo, colleziona alcune sequenze da storia del cinema. Detto del volo libero in canotto, da ricordare è l’inseguimento nelle miniere nei carrelli lanciati a tutta velocità, eco di un altro fantastico inseguimento “made in Lucas”: quello sulla luna di Endor tra Luke e Leia e l’avanguardia delle truppe dell’impero alla guida delle speeder-bike. Grandiosa anche la conclusione, con un duello senza fiato su un ponte sospeso.

Ne “Il tempio maledetto” il professor Jones fa la conoscenza con il lato oscuro: costretto a bere il sangue della dea Kali si trasforma in uno dei suoi disperati adepti, pronto ad uccidere la bella Willie Scott gettandola nella lava. Questo sebbene il film sia pervaso da una cifra stilistica che si rifà idealmente al cinema degli anni ’30 e ’40, in cui le scene divertenti si alternano a quelle più tese come nel caso della ormai celeberrima cena nel palazzo del maraja quando, mentre Jones cerca di scoprire i segreti che si nascondono dietro le mura della reggia, Willie e Short Round fanno la conoscenza con il particolarissimo menù preparato per loro. Anche qui, come nel primo capitolo, strepitosa la battaglia dei sessi che Indiana ingaggia con Willie (ne I predatori toccò a Marion Ravenwood), anche questo retaggio della Hollywood degli anni ruggenti.

Sicuramente si tratta anche del più musicale dei film che compongono la saga: si apre a tempo di musica con il pezzo musicale volutamente un po’ stonato ed approssimativo di Kate Capshaw, mentre il ritmo dei riti sacrificali thug scandisce tutta la seconda parte della pellicola.

To be continued...

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categoria: indiana jones


lunedì, 19 maggio 2008

Elenco dei motivi per cui amo i film di Indiana Jones

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  • “Non sono gli anni, sono i chilometri”;
  • “Ti ho già detto di non chiamarmi più Junior!”;
  • “Ah, il dessert! Cervello di scimmia semifreddo!
  • Il cappello, la frusta e il nome: Indiana Jones;
  • L’inimitabile scena dello spadaccino egiziano abbattuto con un colpo di pistola: perfetta;
  • Non contento, ne “Indiana Jones e Il tempio maledetto” gli spadaccini sono due e Indiana non ha la fida pistola, ma se ne libera con una epica scazzotata;
  • Tutti i primi 20 minuti de “I predatori”, le trappole da evitare nel tempio, la fuga inseguito dalla pietra rotolante fino al serpente che attende sull’aereo...;
  • L’atterraggio con il canotto gonfiato in volo dopo essersi gettati dall’aereo in avaria ne  “Indiana Jones e Il tempio maledetto”;
  • Attori di “fortuna” reclutati al volo per chiudere le scene: il produttore esecutivo che guida il caccia tedesco ne “I predatori”; nel secondo film c’è George Lucas nel ruolo di un missionario, Steven Spielberg in quello di un turista all'aeroporto e Dan Aykroid che accoglie all’aeroporto Indiana e Willie;
  • Le invidiabili trovate comiche come il misterioso strumento di tortura di Toht che si dimostra essere un appendiabiti;
  • La mosca (e non fate finta di non sapere di cosa sto parlando);
  • I duetti padre/figlio, Ford/Connery in “Indiana Jones e l’ultima crociata”; Un esempio:
    Henry Jones: “Stanno cercando di ucciderci!”
    Indiana Jones: “Lo so papà!”
    Henry Jones: “Beh, è una nuova esperienza per me.”
    Indiana Jones: “A me capita sempre...”;
  • Quelle chicche per malati come la sagoma di R2-D2 che compare, nascosta tra gli ideogrammi egizi ne “I predatori dell'arca perduta” o il “Club Obi Wan” dove si svolge l’apertura de  “Il tempio maledetto”;
  • Quelle piccole citazioni d’amore per il cinema di un’altra epoca, possibilmente anni ‘30 e ‘40 (il percorso dell’aereo riproposto su di una cartina, l’ombra di Indiana sul muro della locanda di Marion, ecc...);
  • Il tema musicale di Indiana;
  • La fuga attraverso le miniere stile inseguimento sulla luna di Endor ne “Il ritorno dello Jedi” ne “Il tempio maledetto”.

To be continued...

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categoria: indiana jones


venerdì, 16 maggio 2008

#Post in attesa#

Non sto più nella pelle

indiana attesa

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categoria: indiana jones


lunedì, 18 febbraio 2008

Indiana Jones IV - Trailer in italiano!!!

 

Cresce la febbre...

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categoria: cinema, indiana jones, spielberg, harrison ford, george lucas


venerdì, 15 febbraio 2008

L'uomo con il cappello sta tornando

IL 22 maggio 2008 arriva nella sale di tutto il mondo

Indiana Jones and the

Kingdom of the Crystal Skull...

non sono più nella pelle...

postato da steutd alle ore 09:00 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: cinema, indiana jones, spielberg, harrison ford, george lucas


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