Coccinema

“-How old are you? -12 years, more or less. How old are you? -12 years, 8 months 9 days. What do you mean more or less?"
martedì, 07 luglio 2009

I film dell'anno

Fine stagione, ecco la classifica di Coccinema. Sono i film che ho visto, in sala o in un festival, tra la fine di agosto 2008 e metà luglio 2009. La valutazione è quella del S.V.C.

 

Lasciami entrare
Watchmen
Man on wire
5 buono
*****
A volte c'è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla...
 

The reader
Wall E
Theater of war
Star trek
bianca 2
****½
Fa un po' di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po' come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

 
I love Radio Rock
Revolutionary road
Gran Torino
Milk
Pranzo di Ferragosto
La banda Baader Meinhoff
Come Dio comanda
 4 buono
****
la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

 
Coraline
Che - L'argentino
Two Lovers
3 e mezzo buono
***½
Non hai mai sentito nominare il Millenium Falcon?

 
Fortapasc
Antichrist
Frost/Nixon
3 buono
***
È stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere

Il peggio dell’anno

Angeli e demoni
The burning plain
The air i breathe
Righteous kill
The duchess
Choke
Generazione 1000 euro
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lunedì, 06 luglio 2009

Coccitazione! Coccitazione!#4

Frattanto si era fatto tardi e tutt'e due dovevamo andare per i fatti nostri. Ma era stato molto bello, rivedere ancora Annie, dico bene? Mi resi conto di quanto era in gamba – stupenda – e, sì, era un piacere… solo averla conosciuta… e allora io… ripensai a cosa fosse l'amore. L'amore credo sia come una vecchia barzelletta, quella dove uno va da uno psichiatra e dice: "Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina"; e il dottore gli fa "e perché non lo interna?" E poi lui risponde " e così a me le uova chi me le fa?" Bè, credo corrisponda ai rapporti uomo-donna, e cioè che sono assolutamente irrazionali, pazzi e assurdi! Ma credo che continuino, e che la maggior parte di noi, ha bisogno di uova.

Annie Hall (1977)

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giovedì, 02 luglio 2009

Prima visione - 2010

Empire ha stilato un primo resoconto di quella che potrebbe essere la corsa agli Oscar 2010, quando, per la prima volta, al premio quale miglior film dell’anno verranno nominati dieci film. L’allargamento è quanto meno opportuno: a leggere la lista dei film che usciranno da qui fino al prossimo anno, la competizione sembra essere impressionante. Per cui, se avete intenzione di continuare nella via della perdizione, droghe, sesso e rock’n’ roll, forse è il caso di rallentare un attimo. A quanto pare potrebbe valere la pena di arrivare all’anno prossimo.
Scorsese, Jackson, i Coen, Tarantino, Malick, Eastwood, Mann, Greengrass, Frears, Soderbergh, Mendes, il nuovo Pixar. Sono alcuni dei nomi che potremo vedere, giusto in tempo per accaparrarsi una candidatura.
Il regista de "The Departed" porta sullo schermo Shutter Island, tratto dal romanzo scritto da Dennis Lehane. Nel cast Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Patricia Clarkson e Jackie Earle Haley. La pellicola uscirà il 2 ottobre, il cui incredibile trailer potete vedere qui sotto
 
Peter Jackson sta ultimando il suo The Lovely Bones, adattamento di un libro dall’enorme successo (che non ho letto). La piccola defunta protagonista del film, Susie Salmon è interpretata da Saoirse Ronan, vista in "Atonement".
lovely_bones04 saoirse ronan
Una riduzione cinematografica che attendo con ansia è de La strada di Cormac McCarthy - che sto leggendo proprio in questi giorni e che suggerisco a tutti - con Charlize Theron, Viggo Mortensen, Guy Pearce e Robert Duval. La regia è stata affidata a tal John Hillcoat, australiano celebre per aver lavorato con gli Inxs, Nick Cave e i Depeche Mode. Speriamo bene e, soprattutto, che “La strada” non faccia la fine di “Soffocare”. Il trailer,  lo potete vedere qui .
Ci saranno anche i fratelli Coen con A serious man, black comedy ambientata negli anni Sessanta (il 1967, per l’esattezza) e, attenzione!, la notizia è che in questo film che vedremo in Italia, probabilmente, il 15 gennaio 2010 nel cast non figura Frances McDormand.
Di Tarantino e dei suoi Bastardi senza gloria si è detto e scritto molto, anche che probabilmente non basterà a Brad Pitt per avere l’Oscar per il miglior attore. Forse invece, potrà sperare con The tree of life, il nuovo di Terrence Malick, che interpreta insieme a Sean Penn. Avete letto bene: Malick, Penn, Pitt.
Eastwood sceglie ancora una volta lo sport come metafora della vita in Invictus, tra rugby e apartheid, ambientato nel Sud Africa degli anni Ottanta, la vera storia del rugbista Francois Pienaar. Il fatto che Eastwood non si dedichi al calcio, la dice lunga circa cosa il gioco del pallone possa essere metafora, probabilmente del pessimo cinema alla Vanzina.
Michael Mann è sempre tenuto in debita considerazione dall’Academy. Non mi ha mai fatto impazzire ma il Dillinger interpretato da Johnny Depp può fare abbastanza notizia: Public Enemies si è beccato un mediocre 55% al pomodorometro e lo vedremo in Italia il 18 dicembre 2009.
Paul Greengrass, invece, è uno dei miei preferiti. Dopo “United 93”, che raccontava l’11 settembre 2001 da un’ottica molto interna, ovvero direttamente dalla cabina dell'aereo precipitato in Pennsylvania grazie alla ribellione dei passeggeri, il regista inglese entra nel dramma del conflitto a cui portarono quei fatti. Green zone è tratto dal saggio di Rajiv Chandrasekaran "Imperial Life in the Emerald City: Inside Baghdad's Green Zone" sugli errori commessi dall'amministrazione Usa nel tentativo di ricostruire il Paese, Greengrass promette di portarci nel cuore di Baghdad.
Di Stephen Frears è inutile che evidenzi il mio amore: Cheri arriva il Italia a fine agosto e potete leggerne qualcosa qui.
C’ è anche Steven Soderbergh, con Matt Damon: The Informant, una storia vera sull’ennesima multinazionale che fa cose molto cattive e un eroico agente dell’FBI che fa tutte cose molto buone per smascherarla.
Sam Mendes torna con un film la cui trama già mi eccita: Away we go racconta di una coppia in attesa del primo figlio che gira l’America in cerca di un posto perfetto per allevarlo.
Up, invece, dalla Disney/Pixar cercherà lì dove “Wall - E” ha fallito: la nomination a miglior film per una pellicola di animazione. Francamente, da quando ho visto il trailer, faccio un tifo sfegatato.
 
 
 
Arriveranno in ordine sparso Nick Cassavets (“My sister’s keeper”), James Cameron (chissà quando uscirà il suo “Avatar”, negli USA è previsto per il 18 dicembre di quest’anno), The Hurt Locker di Kathryn Bigelov (un’altra seduta psichiatrica collettiva a stelle e strisce sulla guerra in Iraq) e I love you Philip Morris: Ewan McGregor e Jim Carrey interpretano due detenuti che si innamorano. Non so se ricordate “In & Out” quando, durante la premiazione degli Oscar, compaiono quelle ridicole schede su improbabili film nominati... beh, quando uscì “Brokeback Montain” pensavo fosse un'idea uscita direttamente da chi scrisse quello sketch: “che roba, un film su due cowboy gay... ridicolo”. Oggi, ogni volta che lo rivedo piango ancora. “I love you Philip Morris” è annunciato come una “black comedy” ma, ad ogni modo, non lo prenderei sotto gamba (oddio, non volevo fare della satira, giuro!).
martedì, 30 giugno 2009

Prima visione – Il manifesto

Jim Caviezel mi sta sulle palle. Non da sempre, in effetti. La prima volta che lo vidi ne “La sottile linea rossa”, anzi,  lo apprezzai alquanto. La vera linea rossa è stata, effettivamente, “La passione di Cristo”. Senza un motivo, da quel giorno ho smesso di “volergli bene” e ho iniziato a nutrire una sana antipatia, aprioristica o meglio, a posteriori. Poi, scopro che Jim ebbe la parte da Gibson per le sue posizioni ultra-cristiane e che, da quel film, ha iniziato a girare gli Stati Uniti tenendo conferenze per ultra-cristiani. Ciò ha messo un po' in ombra la sua carriera, per fortuna, però, ovviamente gli ha fatto guadagnare del credito tra gli ultra - cristiani. Se tiene così a Dio, non dovrebbe poi essere troppo attaccato al successo. Se Dio tiene alle sue pecorelle, più spinge Caviezel lontano dal grande schermo meglio è.
Ciò non mi aiuta a parlare di Outlander. C'è veramente poco da dire: un alieno umanoide fa un atterraggio di fortuna sulla Terra, nell'VIII secolo. Lo raccattano dei vichinghi che già di loro hanno i problemi di un po' tutte le tribù quasi primitive: fanno cane e gatto per donne e potere. Ci si mette l'alieno che, atterrando, si è portato dietro un mostro, abbastanza incazzato, che inizia a fare del villaggio vichingo la sua zona di caccia.
Il film fila liscio veloce ma non riesce mai a togliermi di dosso la sensazione della trama scontata, la piattezza dei personaggi e le scene di azione che non sono mai del tutto convincenti. Il poco di interessante è la commistione dei linguaggi, tra fantasy, fantascienza e fiaba nordica. Ciò non basta a giustificare il prezzo del biglietto. Figurarsi poi, se devo guardare per quasi due ore Jim Caviezel.

2


**
Ragazzi, state commettendo un grosso sbaglio.

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categoria: outlander, jim caviezel


martedì, 30 giugno 2009

Coccitazione! Coccitazione! #3

Che io mi ricordi, ho sempre voluto fare il gangster. Per me fare il gangster è sempre stato meglio che fare il presidente degli Stati Uniti. Quando cominciai a bazzicare alla stazione dei taxi e a fare dei lavoretti dopo la scuola ho sentito che volevo essere dei loro. Fu là che capii che cosa significa far parte di un "gruppo". Per me significava essere qualcuno in un quartiere pieno di gente che non era nessuno. "Loro" non erano mica come tutti gli altri, "loro" facevano quello che volevano, e nessuno chiamava mai la polizia. I ragazzi arrivavano in Cadillac e me le lasciavano parcheggiare. Giorno per giorno imparavo come si campava a sbafo, un dollaro qua un dollaro là. Vivevo come in un sogno. Mio padre era incazzato perché sapeva quello che succedeva li e ogni tanto mi dovevo sorbire una bella razione di botte, ma non me ne fregava più niente, da come la vedevo io tocca a tutti prendere le botte prima o poi. Ma io ero il ragazzo più fortunato del mondo perché sarei diventato un gangster.

Quei bravi ragazzi

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venerdì, 26 giugno 2009

#Trailer Daybreakers#

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mercoledì, 24 giugno 2009

#10/03/2010#

depp capp

Il cappellaio matto...

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lunedì, 22 giugno 2009

Coccitazione!Coccitazione!#2

Livia, sono gli occhi tuoi pieni che mi hanno folgorato un pomeriggio andato al cimitero del Verano. Si passeggiava, io scelsi quel luogo singolare per chiederti in sposa – ti ricordi? Sì, lo so, ti ricordi. Gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sapevano, non sanno e non sapranno, non hanno idea. Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te, gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sanno la responsabilità. La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984, e che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico: sì, confesso. Confesso: è stata anche per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. Questo dico anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il Paese, provocare terrore, per isolare le parti politiche estreme e rafforzare i partiti di Centro come la Democrazia Cristiana l'hanno definita "Strategia della Tensione" – sarebbe più corretto dire "Strategia della Sopravvivenza". Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Giovanni, Mino, il caro Aldo, per vocazione o per necessità ma tutti irriducibili amanti della verità. Tutte bombe pronte ad esplodere che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa, e lo so anch'io.

Il Divo

Coccitazione #2

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venerdì, 19 giugno 2009

Visioni successive - Strano che non l’abbiano intitolato “Amori in barca”

radiorockLa signora entra in sala appena è stato fatto buio. Un bastone la sorregge. Quando si gira per chiedermi quale fila sia la “L” i titoli della Working title iniziano a comporsi sullo schermo. “Davanti a lei signora”. Partono le avventure di Steve Zissou che va a lezione da un professore Keating strafatto di acidi e in fissa con i Beach Boys a bordo della nave di pirati più musicalmente competenti della storia. Il segreto di Richard Curtis è la musica anche se non resiste a buttare dentro un po’ di cose posteriori al 1966 quando è ambientato il film. Tanto meno resiste a prendersela con i conservatori, se è vero che nella realtà storica (un po’ diversa da quella raccontata nel film) fu un governo Labour, nella figura di Tony Benn, uno dei suoi esponenti più a sinistra, ad affondare metaforicamente le navi pirata che trasmettevano musica.
 
La stessa signora col bastone sembra gradire, dondolando la testa ad ogni accenno di Who, Rolling Stones e di tutti i classici immortali dell’epoca gloriosa del pop e del rock anglofono.
Che la signora abbia un passato da nascondere?
 
E mentre la musica sconvolge le vite e le convenzioni sociali, le righe di accordi lungo cui si muove la sceneggiatura lasciano all’occhio del regista la possibilità di comporre un quadro in cui il rock salva la vita, e una nave che cade a pezzi ballando sulle onde radio riesce ad aprire falle sempre più grandi nelle regole decadenti di una società ipocrita, smascherata da un pugno di allupati, volgari, sporchi, grassi, puzzolenti e sfigati dj radiofonici, antieroi che si mettono alla testa, loro malgrado, di una marea di sognatori le cui vite sono state cambiate dalle notti in bianco con l’orecchio attaccato alla radio nascosta sotto il cuscino per non farsi scoprire dai genitori. Quando in apertura il bambino è spedito a letto con l’autoritaria imposizione di spegnere subito tutte le luci, non è difficile identificare lo stesso Richard Curtis ma anche la signora davanti a me. Sicuramente le sue gambe, oggi fragili, un tempo ballavano al ritmo dei Cream. Lo capisco da come piega la testa, mentre sembra dica “sì”.
 
Invece, quello che penso io mentre muovo la mia di testa è che Curtis ha avuto un’idea dannatamente buona, costruito una storia semplice ma dannatamente accattivante, partorito personaggi dannatamente simpatici e per cui non smetti di parteggiare neanche dopo che ti hanno  scopato la donna, leccano il ferro del microfono evitando il tuo disgusto, ti accolgono a bordo con un “benvenuto, fatti abbracciare ora vai a vaffanculo”, riuscendo a fare tutto ciò utilizzando “Whiter shade of pale” e “Father and son” senza provocare un attacco diabetico alla vecchietta davanti a me che, anzi, come tutta la sala, sembra gradire.
La vecchietta trasalisce un poco quando entra in scena il personaggio della madre del giovane pirata. In effetti, quando mi ha parlato aveva un accento vagamente inglese... Mhm strano non sarà mica che...???
 
 
4 buono****
la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare
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categoria: i love radio rock, richard curtis


lunedì, 15 giugno 2009

Finalmente, il vLog!!!

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categoria: angeli e demoni, antichrist, una notte al museo 2


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